Non si ferma l’onda di protesta degli insegnanti, dopo le prime conseguenze della applicazione della Legge 107. Manifestazioni si stanno moltiplicando in questi giorni e in particolare nelle regioni del sud. I numeri infatti, con il passare dei giorni, assumono sempre più consistenza ed iniziano a confermare purtroppo i timori inizialmente smentiti dalla politica. Sarebbero infatti quasi 30.000 i docenti del sud coinvolti in un trasferimento al nord per mantenere il posto di lavoro, non si può più non parlare di esodo.

Le organizzazioni sindacali, hanno richiesto formalmente accesso agli atti per fare chiarezza sulle vere ragioni alla base di molteplici e macroscopici errori già rilevati nei trasferimenti interprovinciali degli insegnanti, che si sono già tradotti in una elevata quantità di ricorsi e reclami nel tentativo di conciliazione.

Vista la elevata quantità di domande, al di là dei ormai leciti dubbi sul funzionamento del software, rilevati da una parte degli insegnanti, c’è da chiedersi cosa succederà a coloro che non hanno fatto ricorso ma che con buona probabilità si sono visti comunque danneggiati da un sempre più verosimile malfunzionamento dell’algoritmo di analisi ed assegnazione delle domande.

Caro Matteo, auguro a te, ai membri del tuo governo e a tutti i parlamentari che lo sostengono ed alle rispettive famiglie di passare quello che io la mia famiglia e le famiglie di decine di migliaia di professori italiani stanno passando in questi mesi a causa della cosiddetta buona scuola. Stai letteralmente deportando da una parte all'altra dell’Italia decine di migliaia di persone. Per la grande maggioranza madri di famiglia, tra i 40 e i 55 anni, con 20 anni di anzianità, con figli piccoli, che in passato non erano emigrate, non per pigrizia ma per condizioni familiari che rendevano impossibile l’emigrazione

Tu, invece, li hai messi di fronte ad un aut aut o in ruolo oggi o mai più. Stavano meglio quando erano precari. Troviamo madri di figli di 3 anni sbattute a Udine, senza che lo abbiamo chiesto, o mogli di mariti disoccupati, con mutuo e figli piccoli mandati in Lombardia.

Lettera di un marito di un’insegnante al presidente della Regione Rosario Crocetta

Egregio Presidente Crocetta,

sono marito di una insegnante siciliana, precaria della scuola da quasi 30 anni, appena immessa in ruolo, ma coinvolta nell’esodo forzato dovuto alle conseguenze dei criteri della legge 107. Marito, sì, perché queste manovre toccheranno le famiglie siciliane più di quanto si possa immaginare. Nella nostra regione infatti, alcuni effetti della cosiddetta “buona scuola” rischiano di tradursi paradossalmente in disagio sociale e impoverimento economico e culturale.

PALERMO – Ieri nel capoluogo isolano si è tenuta la manifestazione degli insegnanti neoassunti con la legge 107 che chiedono a gran voce di non essere le vittime dei criteri ingiusti della cosiddetta “Buona Scuola” subendo quasi nella totalità dei casi, un trasferimento obbligato nel nord Italia.

La misura come è ormai noto, riguarderebbe più di 7.000 insegnanti, con età tra i 45 ed i 60 anni che dopo aver dedicato buona parte della loro vita alle supplenze temporanee ed aver scalato negli anni nutrite graduatorie ad esaurimento (GaE), si vedono oggi interamente scavalcati da tutti gli idonei all’ultimo concorso indetto nel 2012, nonostante in realtà anch’essi erano risultati già idonei nelle passate edizioni ed avevano conquistato una o più abilitazioni all’insegnamento.

CATANIA – Continuano le manifestazioni degli insegnanti siciliani neoassunti con la legge 107, come ormai noto, in massima parte oggetto di trasferimento obbligatorio fuori regione. Significativa la partecipazione di insegnanti di ogni ordine e grado da Catania, Enna e Siracusa che hanno deciso di ritrovarsi presso la sede del USR di Catania. Fischietto in bocca, al grido di “Vergogna!”, per coinvolgere l’opinione pubblica in una operazione che durante le vacanze estive e nel silenzio rischia di creare a loro e le loro numerose famiglie disagi elevatissimi. Un foglio di carta tra le mani per evidenziare la loro destinazione, quasi a smentire il minimo impatto della misura sostenuto dagli ideatori della legge in questione. Nastrino rosso al polso, per testimoniare l’attaccamento alla loro terra.