COORDINAMENTO NAZIONALE DOCENTI FASE C – COMUNICATO CONGIUNTO

I docenti immessi in ruolo in fase B e C, che sono i più penalizzati sia dal piano assunzionale previsto dalla L.107/15 che dal piano mobilità contemplato dal CCNL dell'8 Aprile 2016, si sono riuniti e confrontati per discutere di eventuali soluzioni, seppure parziali, che aiuterebbero ad evitare il grande caos nonché l'inevitabile malcontento che si prospettano per i prossimi anni e la palese disparità di trattamento tra lavoratori della stessa categoria e con pari requisiti. Da questo confronto è stato elaborato un comunicato congiunto, con una serie di richieste per noi prioritarie a cominciare dalla deroga al vincolo triennale in virtù della straordinarietà delle assunzioni e della mobilità.

Ringraziando per l'attenzione


Richieste dei docenti assunti da GaE fase C:

1. Deroga al vincolo triennale per la permanenza nella provincia di assegnazione (di cui art. 399 T.U.) in modo che le migliaia di docenti del Sud trasferiti al Nord possano fare domanda di trasferimento dal prossimo anno sui posti che si libereranno per i pensionamenti. Ricordiamo che la L. 107/15 aveva già derogato il vincolo agli assunti ante legem (comma 108) e che questo, che nasceva per docenti titolari su sede per motivi di continuità didattica, non ha motivo di esistere per docenti come noi, titolari su ambito.

2. Inclusione dell'organico di fatto nell'organico di diritto, in modo da ampliare il numero dei posti disponibili e per la mobilità e per le prossime assunzioni.  

3. Destinare almeno due terzi dell'orario dei docenti del potenziamento alla didattica: dopo le note MIUR dell'11.12.2015 e del 05.09.2016, in cui si invitavano i DS a formare cattedre miste disciplina/potenziamento, continuiamo ad assistere, anche quest'anno, ad un demansionamento della figura del docente assunto sul potenziamento, utilizzato, il più delle volte, solo per sostituzioni (soprattutto se assegnato a scuole in cui non si insegna la propria disciplina). Il ruolo dei docenti sul potenziamento va normato a livello nazionale con una nota ufficiale del MIUR che ne chiarisca l'utilizzo sulla didattica. Non si può permettere che ogni DS decida arbitrariamente.

4. Conferire titolarità su sede a tutti i docenti, per non incorrere nell'illecita disparità di trattamento (attendendo il pronunciamento del Tar del 20 Ottobre 2016 al riguardo).

5. Programmare l'inserimento del tempo pieno per le scuole del Sud affinchè si uniformino alle scuole del resto d'Italia.

Coordinamento nazionale docenti fase C

 

In una attesa snervante per l’uscita delle graduatorie di assegnazione provvisorie si sta compiendo per gli insegnanti l’ultimo atto di un lungo film drammatico caratterizzato da incapacità, attese, errori, ingiustizie, prese in giro e mancanza di trasparenza, che vede molti di coloro che svettavano in cima alle graduatorie a esaurimento con maggior punteggio ed anzianità di servizio, superati prima dai vincitori di concorso, poi dai richiedenti trasferimento e adesso, in assegnazione provvisoria, misura comunque insufficiente e temporanea, dalle priorità dettate dai possessori di 104 o da categorie che hanno maggior diritto al ricongiungimento. 

In questa lotteria che come nelle previsioni si è trasformata in una guerra tra poveri, molti di coloro che erano tra i primi, sono però diventati gli ultimi e questo scenario rischia di ripetersi a breve con le prossime immissioni in ruolo o con i prossimi pensionamenti se non ci si dovesse impegnare per provare a sistemare le cose in maniera definitiva. 

Tutto ciò è avvenuto in palese violazione dei principi fondamentali europei e della nostra costituzione.

Siamo lavoratori, genitori, insegnanti, cinquantenni, siamo tra le fasce che ha subito e continua a subire torti, tagli, ingiustizie, per le politiche inique degli ultimi tre governi. Ci hanno impoverito e privato progressivamente dei nostri diritti e di quelle che noi ormai consideravamo certezze. 

Chiediamo un maggiore impegno da parte delle forze politiche di opposizione, che hanno manifestato netta contrarietà alla legge 107 sul nascere ed auspichiamo che la magistratura, se ne ravvisa gli estremi, inizi a muovere i primi passi per mettere ordine su alcune delle questioni più torbide di questo paradosso.

Alla battaglia sui social, sul web e sulla stampa, aggiungiamo adesso quella sul piano politico e legale, sarà aspra e lunga, ma porterà a ristabilire ordine. Noi non molliamo.

 

La scuola è in tilt, l’assai critico avvio dell’anno scolastico testimonia l’evidente fallimento della legge 107.

La buona scuola ha causato disagi enormi. Ha polverizzato ogni diritto a chi, dopo una vita da precario della scuola, si è visto trasferire lontano dalla propria casa e dai propri affetti. La legge però ha reso un danno enorme anche ai precari, ai vincitori di concorso che cominciano a temere la incostituzionalità dei criteri utilizzati dalla legge 107, ai dirigenti, alle segreterie, alle USR, agli alunni ed alle famiglie, allo stato italiano che dovrà rispondere, probabilmente soccombendo, a migliaia di ricorsi ed ovviamente alla giustizia coinvolta in massa in tutti questi procedimenti.

Siamo forse generosi a definirlo in una sola parola un FLOP.

L’attenzione dei “deportati” è adesso catalizzata quasi esclusivamente sull'esito delle assegnazioni provvisorie che in alcune regioni aiutano a limitare il disagio per lo più per coloro in possesso di 104.

Tutti sono impegnati ad osservare quanto avverrà con le assegnazioni provvisorie, tanto impegnati nelle complicate lotterie in corsi, da distogliere l’attenzione da un problema ancora più ingombrante, forse il problema principale.

Le assegnazioni provvisorie sono infatti una misura temporanea e c’è il rischio enorme di non tornare più a casa grazie al blocco triennale. Il punteggio acquisito in caso di assegnazione provvisoria non godrà dei bonus di continuità e l’anno prossimo non si potrà andare quasi certamente ad occupare i posti che andranno a liberarsi per l’elevato numero di pensionamenti. Volendo restare con i piedi per terra, con queste premesse, i “deportati” potrebbero vedere allontanarsi la possibilità di un rientro a casa, anche oltre al triennio oggi previsto.

Al danno si aggiungerebbe così la beffa e ne potrebbe derivare un disagio sociale di portata significativa per l’economia del territorio del sud Italia, privato di 30.000 stipendi, e per le famiglie degli insegnanti.

La pillola anche se ricoperta di miele potrebbe essere in realtà molto più amara.

Il mondo nella scuola è nel caos e l’avvio dell’anno scolastico pure. I neoassunti, per lo più dal sud italia, sono stati nella maggior parte dei casi "deportati", costretti ad emigrare grazie alla mobilità. Il precariato non è stato per nulla eliminato. Assistiamo anzi alla "precarizzazione" del lavoro per i neoassunti, poiché molti insegnanti stanno sottraendo il contributo economico del loro stipendio al nucleo familiare e alcuni stanno persino dovendo ricorrere a prestiti di denaro per potersi mantenere fuori dalla propria casa. Il ricorso alle supplenze, al contrario di quanto previsto, continuerà come sempre.

Ad appesantire ulteriormente il clima, gli errori della procedura informatica e la mancanza di trasparenza, obbligatoria per legge nella Pubblica Amministrazione, davanti ad un numero significativo di conciliazioni per malfunzionamento riconosciuto dell’algoritmo. Il MIUR però sembrerebbe non stia concedendo nemmeno l’accesso agli atti, il che renderebbe la cosa ancora più grave e delicata.

Su queste premesse, nelle ultime settimane, sono stati presentati un elevatissimo numero di ricorsi al TAR, al Tribunale del Lavoro ed alla Corte Europea … 

I proclami iniziali vedevano Matteo Renzi proporre iniziative interessanti, dichiarando con serietà di voler andare al governo passando per le elezioni ed auspicando tra le prime misure il taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti ed all'editoria. 

Le tante promesse, dopo ormai 30 mesi, risultano “non pervenute” e Renzi, più che rottamatore di vecchie logiche e vecchia politica, si è rivelato ad oggi rottamatore:

- della ideologia di sinistra e del partito di cui lui stesso è segretario;

- della credibilità, viste le intese e le alleanze siglate e variate, ma anche le tante promesse disattese;

- delle imprese, grazie a politiche di rilancio discutibili, come testimoniato dai tanti suicidi di piccoli imprenditori, dalla cessazione di molte attività o dalla fuga dall’Italia;

- dei diritti dei lavoratori, grazie alla introduzione del Jobs Act;

- delle integrità delle famiglie, basta osservare la mobilità di 40.000 insegnanti non più giovani con la Legge 107;

- della libertà di informazione, grazie al mantenimento dei finanziamenti pubblici alla editoria (la cui eliminazione rientrava tra gli auspici iniziali) ed alle manovre in RAI;

- della autorità del parlamento, vista la elevata frequenza di ricorsi alla fiducia;

- della serenità, in considerazione del numero di cortei e manifestazioni contrari e delle modalità con cui questi, nonostante autorizzati, spesso purtroppo si concludano.

Chiederci se è questo ciò che ci si aspettava, è superfluo.

Ciò che ormai ci si chiede è se si dovrà consentire a questo governo di rottamare anche buona parte dei diritti derivanti da una delle costituzioni più invidiate dal resto del mondo e soprattutto cosa succederà dinanzi ad una sempre più probabile bocciatura della riforma grazie al referendum costituzionale.

    

Nel suo tour siciliano, che due giorni fa ha fatto tappa a Catania, Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle ha difeso Scuola Pubblica e docenti.

Il parlamentare del M5S, presente a Catania per la cena di autofinanziamento e per la successiva serata in Piazza Università, Catania a 5 stelle - i primi 1.000 passi, legge alcuni articoli della costituzione, tra cui l'art. 33: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Oggi lo Stato dà 500 milioni all'anno alle scuole paritarie, oltre a numerosi sgravi fiscali. Guardate invece la scuola statale in che condizioni sta. Aule fatiscenti e genitori costretti a pagare il contributo volontario!"

Prosegue durante il suo intervento "E vogliamo parlare dei docenti? La Buona Scuola li ha fatti incazzare tutti. Quelli assunti (alcuni usati come tappa-buchi e altri spediti a centinaia di km da casa) e ovviamente quelli non assunti che avrebbero tutto il diritto alla stabilità. E con una scuola pubblica in questo stato si danno denari e sgravi fiscali alle paritarie?" 

Prima di salire sul palco, quando Alessandro Di Battista ha visto i colleghi Maria Marzana e Luigi Gallo nel gazebo tematico dedicato alla scuola, presi d'assedio da un nutrito gruppo di docenti di vario ordine e grado che lamentavano i disagi del quotidiano e le tante, troppe, storture della Buona Scuola, ha fatto una sola cosa: si è avvicinato a loro per ascoltare.

Maria Marzana ha spiegato agli intervenuti che per ripristinare una condizione accettabile che dia dignità sia agli insegnati che agli allievi sarebbe necessario intervenire con misure strutturali, che potrebbero fornire una risposta stabile all'intero sistema scolastico: riduzione del numero di allievi per classe, introduzione del tempo pieno, trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto ed un auspicato ritorno alla compresenza.

Noi vogliamo questa politica, onesta, di confronto e costruttiva.