In risposta a Giuseppe Sibau, consigliere regionale di Autonomia Responsabile (FVG)

Egregio consigliere, la ringrazio subito per gli spunti preziosi che mi aiutano ad accendere un riflettore sul divario tra nord e sud Italia e rammentare a tutti i disagi sofferti dagli insegnanti del sud, disagi che improvvisamente sembrerebbero attenuati, viste le notizie rassicuranti recentemente pubblicate da molti media. Negli ultimi giorni, infatti, leggiamo della incoraggiante notizia sulla sigla dell'accordo governo-sindacati che consentirebbe agli insegnanti la deroga al vincolo triennale per le assegnazioni provvisorie, iniziativa confortante, che però avrà in pratica una ricaduta trascurabile. 

La maggior parte di questi insegnanti, infatti, si troverà costretta a fare le valigie e ripartire, e non certo perché sono furbetti, mi creda. Anzi, sono stanchi, profondamente delusi ed estremamente arrabbiati, per cui mi permetta di giudicare le sue frasi assolutamente fuori luogo.

Le do subito una buona notizia. Gli insegnanti del sud italia, che lei chiama furbetti, non desiderano affatto usurpare posti ai colleghi del nord. Molti di questi, al contrario di quanto lei afferma, non hanno conseguito titoli all'estero, ma negli stessi centri in cui li hanno conseguiti altri insegnanti italiani ed alle spalle hanno maturato dai 10 a 30 anni di esperienza, quella, mi creda, non si può arrotondare. Gli insegnanti del sud Italia non desiderano invadere il suo prezioso territorio, sono costretti a farlo da alcune leggi, ultima delle quali la vergognosa 107, che, violando ogni più elementare principio costituzionale, li ha costretti ad una mobilità incontrollata, in età compresa tra i 40 ed i 60 anni.

Quanto sta accadendo oggi è frutto di decenni di politiche inadeguate, di volontà di precarizzazione del posto di lavoro, di tagli ingiustificati e di malaffare.

Le scuole del sud sono più povere, non riescono ad assicurare continuità didattica, il sostegno agli alunni disabili che ne hanno più bisogno, una mensa a chi volesse scegliere il tempo pieno. Sono spesso scuole fatiscenti, infrastrutture carenti, dove i docenti si trovano ad operare in condizioni spesso al limite dell'accettabile, in classi con un numero di alunni elevatissimo, per un numero di ore ridotto rispetto al nord, su una base di 27 ore contro le vostre 40 ore del tempo pieno. 

Poiché mi sembra non sia ben informato, le do un'altra notizia. Al nord ci sono spesso più cattedre che insegnanti e graduatorie spesso esaurite, mentre al sud la situazione è ben diversa. In Sicilia, ad esempio, c'è un numero elevatissimo di insegnanti ed un numero esiguo di cattedre disponibili. Quando lei attacca gli insegnanti del sud, probabilmente non è consapevole del fatto che senza di loro, oggi, non potreste aprire le vostre scuole.

Questa lunga premessa per sottoporle una domanda, su una questione assai delicata: le responsabilità. Di chi crede siano le responsabilità di tutto ciò, caro consigliere, degli insegnanti del sud, categoria che lei attacca in maniera così decisa quanto superficiale, oppure della politica, categoria che lei rappresenta?

A noi, gente del sud, però, piace tendere la mano per cui la lasciamo con questo messaggio di distensione. Qualora desiderasse spingere per riorganizzare un piano di mobilità che tuteli tutti nelle proprie regioni, sud compreso, e introdurre il tempo pieno anche al sud, sappia che avrà tutto il nostro appoggio.

Massimo Bello