La Sicilia è stata ago della bilancia in molte votazioni. In questa occasione più che le ragioni politiche, l'orgoglio e la pancia hanno forse prevalso, contribuendo a concretizzare un risultato senza precedenti. Il popolo siciliano, interpellato, ha però voluto anche dare una risposta, netta, che non è solo la risposta alle politiche inadeguate o alle facili promesse non mantenute, di cui la gente è comunque ormai stanca in particolare nel sud.

E' la risposta di un'isola depredata, di un popolo che si è battuto per l'autonomia ed ha compreso i rischi reali che si sarebbero potuti correre per alcune delle sue preziose risorse, sulle quali non avrebbe più avuto voce in capitolo.

E' la risposta alla interruzione da parte del rettore dell'università di Catania dell'intervento critico di uno studente alla riforma, nel contesto di un dibattito pubblico con il ministro Boschi.

E' la risposta di Catania agli atteggiamenti di una politica che si è impadronita con presunzione e violenza della città, blindandola, e condividendo in TV solo immagini gradevoli, sacrificando la diffusione dei contenuti sulle reali proteste di strada che hanno invece caratterizzato un lungo quanto triste periodo che avrebbe dovuto essere invece di festa. E' la risposta di una città che si è sentita presa in giro persino nelle infelici ed irriverenti battute sul coinvolgimento nel voto del suo Santo Patrono.

E' la risposta di Agrigento, di coloro che sono stanchi di vedere privilegiati i soliti furbetti che grazie a raccomandazioni, corsie preferenziali, legge 104 fasulle, uccidono la speranza delle nuove generazioni.

E' la risposta degli studenti di Palermo e dei cittadini di Catania, caricati dalle forze dell'ordine durante le manifestazioni in occasione della visita del presidente del consiglio.

E' la risposta dell'intero popolo di una terra, in parte già a rischio desertificazione, stanca di essere costretta ad ospitare trivelle ed inquinamento elettromagnetico, che inizia ad avvertire il rischio di essere privato di un bene assai prezioso, l'acqua, attraverso meccanismi di privatizzazione, nonostante l'espressione contraria certificata dall'esito di un referendum pubblico.

E' la risposta di una terra, ospitale come poche, approdo europeo di un mondo che scappa, in un triste e disumano gioco di interessi per pochi. 

E' la risposta di chi non si sente più tutelato ed è costretto a spendere cifre esorbitanti per spostarsi in aereo dalla propria terra.

E' la risposta forte e compatta degli insegnanti siciliani, il cui ruolo in questa tornata è stato determinante, che per colpa di una legge beffarda hanno toccato con mano ancora una volta l'assenza di investimenti al Sud da una parte, ma stavolta anche la polverizzazione dei loro diritti di lavoratori e genitori dall'altra, e sono stati costretti a mettere a dura prova le proprie famiglie ed emigrare anche a sessant'anni.

E' la risposta di un popolo di lavoratori da decenni precarizzato e penalizzato dalle logiche della cattiva politica e che ha finalmente deciso di dire NO.