Ieri il popolo italiano si è pronunciato verso una clamorosa bocciatura della riforma costituzionale.

Un risultato assai importante in termini di partecipazione, ma anche rilevante sul piano politico, che conferisce ancora maggiore autorevolezza al Movimento 5 Stelle.

Va ricordato infatti che il risultato, che attesta il NO al 59,11 % è stato conseguito in un clima caratterizzato dalla denunciata mancanza di chiarezza sul quesito referendario, tra gli ambigui atteggiamenti da parte di alcuni partiti politici che hanno giocato a due tavoli non assumendo una netta posizione, contestate missive ai residenti all'estero e con un iniziale prevalente favore dei media, compresa la TV nazionale ai vertici dei cui telegiornali erano state recentemente collocate figure che avrebbero forse potuto garantire maggior consenso alla riforma.

Queste premesse hanno certamente contribuito a rendere la vittoria del NO estremamente importante anche sul piano politico.

Adesso, dopo le dimissioni, subito annunciate dal presidente del consiglio che aveva sin dall'inizio voluto dare un significato politico all'esito referendario, sarebbe auspicabile tornare al più presto alle urne per restituire al popolo, che ha a gran voce dichiarato di non voler cedere sul piano della sovranità, la possibilità di scegliere chi porre alla guida del paese.

Un ruolo fondamentale sembra essere stato giocato dalla scuola, in deciso contrasto con la legge 107 sin dal suo concepimento e da un risultato quasi plebiscitario nel meridione, dove il NO si è attestato, e in diversi casi ha persino superato, la soglia del 70%.