Due terzi degli insegnanti immessi in ruolo da GaE sono stati trasferiti lontano, dal meridione al nord Italia, con la mobilità nazionale prevista dalla legge 107. Di questi una significativa quantità è riuscita a fare rientro temporaneo grazie alle assegnazioni provvisorie, ma un nutrito contingente è rimasto lontano a un prezzo altissimo.

Non pesa loro infatti solo la lontananza da casa e affetti, come si può ben immaginare, ma anche l’esborso economico che ognuno di loro è costretto a sostenere valutato nell'ordine dei 10.000 euro, tra vitto, alloggio, utenze e trasferimenti, per l’anno scolastico in corso, ed è bene non dimenticarlo.

Un inquietante, però, dopo le assegnazioni provvisorie, riguarda la qualità di questi insegnanti.

Sono infatti centinaia le testimonianze di insegnanti che provenivano dalle GaE con punteggi elevatissimi, ma che non sono riusciti a rimanere o a tornare a casa, al contrario di molti colleghi con punteggi più bassi e provare ad ipotizzarne le ragioni non è molto difficili.

Non sono bastati i discutibili criteri della legge 107 che ha visto contingenti di insegnanti con 0 minuti di servizio e punteggi più bassi superare i colleghi. Anche le fasi successive lasciano ancora più perplessi.

Innanzi tutto il numero di errori nei trasferimenti, certificati dal malfunzionamento dell’algoritmo, è stato elevatissimo. Le migliaia di richieste di conciliazione presentate e riconosciute però non hanno avuto alcun effetto avverso a coloro contro cui si ricorreva, pertanto non hanno avuto come conseguenza alcuna rettifica delle cattedre assegnate inizialmente erroneamente in alcune destinazioni che avrebbero dovuto liberarsi ad anno scolastico ancora non avviato. Tutto ciò ha evidentemente leso i diritti di tutti gli altri.

Poi sono arrivate le assegnazioni provvisorie, che si sono basate esclusivamente sulla presenza di esigenze particolari, documentate dalla 104, presentate in quantità elevatissima e su esigenze di riconciliazione di natura familiare.

Il risultato finale che ne è derivato ha dell’incredibile.

Molti di coloro che occupavano da tempo posizioni in vetta alle vecchie GaE a causa dei criteri della 107, degli errori del sistema informativo, delle conciliazioni, dell’elevato numero di 104 presentate e dei criteri di assegnazione utilizzati nelle AP sono stati sistematicamente scavalcati in ogni passaggio fino al paradosso di rappresentare oggi una significativa percentuale di coloro che è invece rimasto in servizio lontano da casa.

Alcuni di coloro che si trovavano nelle prime cento posizioni in GaE oggi, peraltro in età più avanzata, non è stato soddisfatto né in fase di immissione in ruolo, né successivamente dalla assegnazione provvisoria e si trova ormai scomparso in un enorme elenco nazionale in cui sono scomparsi anche tutti i diritti nel tempo acquisiti.

Parliamo adesso delle 104. Ad eccezione di chi purtroppo vive seri problemi familiari, in considerazione dell’età media degli insegnanti oggetto delle immissioni in ruolo con la legge 107, è facile immaginare che ognuno di loro abbia un genitore anziano, un suocero o un nonno bisognoso di assistenza. Sulla scorta del fatto che la discriminante odierna per raggiungere e mantenere una destinazione vicino casa, sembrerebbe essere proprio la 104, quanti d’ora in avanti si affretteranno a dotarsene e presentarla? Non sarebbe il caso di regolamentare meglio la questione? Non potrebbe magari essere il caso di indagare in maniera più efficace, seguendo l’esempio di quanto accade in queste ore ad Agrigento ad opera della Digos? 

Alla luce di questi risultati, c’è da chiedere a chi ha concepito questa legge, dove siano finiti i diritti delle persone oneste, che fine abbia fatto la meritocrazia e, soprattutto, chi pagherà un conto così salato per questi insegnanti che si sono visti loro malgrado immolati e oltre alla rinuncia agli affetti stanno anche sostenendo spese elevatissime per poter lavorare, in violazione dei più elementari principi costituzionali.